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La nostra storia

   

Breve racconto dell'emigrazione Veneta nell'Agro Pontino

Tra il 1932 ed il 1939, mentre ancora procedono i lavori di bonifica, giungono nella Pianura Pontina 2953 famiglie per un  totale di circa 29.300 persone, selezionate ed inviate dal C.M.C.I. per lavorare nei poderi dell’Opera Nazionale Combattenti. Il fatto che quasi il 50% delle famiglie siano venete ed un 10% del Friuli, (allora compreso nel Veneto), non è casuale, bisognava immettere nelle terre da colonizzare “elementi di provata vitalità e prolificità” e la regione che più si conformava a questi requisiti era quella veneta.

L’impatto con l’Agro Pontino è duro, le famiglie arrivano in una terra sconosciuta, disabitata, desolata; oltretutto poi i vicini non solo non si conoscono, ma nel quadro della lotta all’urbanesimo le case sono lontane le une dalle altre affinché sia “tenacemente impedito l’ingrandirsi dei borghi e degli agglomerati rurali, per favorire soltanto il decentramento dei contadini in case isolate ……”.

I veneti non portarono con loro alcun “fuoco sacro”, ma quando i fuochi destinati a cuocere il primo pane della palude bonificata furono accesi, essi illuminarono per lo più volti veneti e sulla tenacia, l’onestà, il sacrificio dei Veneti la città di Latina fu rifondata più volte.

Essa è oggi patria comune, luogo di nascita per tanti italiani, figli di quel fenomeno di permanente fusione di stirpi, di gruppi sociali, di identità e di origini diverse, che continuano meravigliosamente a funzionare anche per la presenza di quel grande catalizzatore costituito dal retaggio veneto.

Nella comunità veneta pontina non sono mai state presenti tentazioni isolazionistiche o pretese d’esclusivismo sotto le quali proteggere o seppellire memorie storiche (o più semplicemente usi costumi e pregiudizi di origine), piuttosto è stata invece portatrice di tolleranza e della più ampia disponibilità ad aprirsi ed integrarsi nei confronti di chi “praticasse” i valori tipici della nostra etnia, quali la giustizia e l’onestà di fondo, la laboriosità, la solidarietà, il rispetto di Dio e della propria famiglia ecc...

La nascita dell'associazione

La storia dei Veneti emigrati in Agro Pontino, (in taluni casi non obbiettivamente raccontata dagli storici), costituisce la sostanziale spiegazione della fondazione della nostra Associazione in Agro Pontino.

Nata da un gruppo di amici, (appartenenti alla la seconda e terza generazione dei padri veneti fondatori delle città di bonifica), convinti come del resto lo sono tuttora, che dopo il trapasso di generazioni, di avvenimenti e di profonde modificazioni sociali, lo smalto di una presenza viva e generosa della gente veneta nel territorio pontino non era stato eroso, e che quindi se da un lato occorreva per il rispetto delle origini non disperdere il patrimonio culturale dei “Veneti emigrati” dall’altro bisognava affermare la specificità veneta come componente essenziale della società e della identità culturale pontina.

Si era a conoscenza dell’omonima Associazione Veneti di Roma con cui c’erano stati dei contatti partecipando a qualche iniziativa da loro promossa, e per la verità la frequentazione di tale realtà incentivò la volontà di costituire anche a Latina la “Nostra Associazione”. Così il 17 ottobre 1987 con la presenza di 18 soci fondatori costituimmo, a rogito del notaio Salvatore Esposito, l’Associazione Veneti nel Lazio “Gruppo dell’Agro Pontino”; il riferimento alla pianura pontina più che alla città capoluogo venne deciso in quanto la bonifica del ’32 realizzo non solo Latina, ma anche Sabaudia, Pontinia, Aprilia e Pomezia, dove a tutt’oggi vivono molti coloni venuti dal Veneto ed i loro discendenti.

All’inizio non fu certamente facile, al di là delle buone intenzioni, delle idee e dell’entusiasmo, bisognava fare i conti con la mancanza di una sede, (per domicilio legale fu indicato il negozio di un socio fondatore), con i primi programmi da realizzare, con la ricerca di nuovi soci.

Il primo manifesto per pubblicizzare la nascita dell’Associazione rappresentava una gondola che solcava i laghi costieri della pianura pontina con sullo sfondo il promontorio del Circeo, per il cui costo unitamente all’atto costitutivo ci auto tassammo.

Dopo un anno di attività i soci erano diventati quasi 100, ed al Natale di Latina (18 dicembre) inaugurammo la nostra prima sede, e con essa arrivò il nostro stemma che fu definito dopo un intenso dibattito tra tutti i soci: alla fine si decise per uno scudo bianco diviso in due da una barra diagonale nerazzurra (colori di Latina) con su un lato la torre comunale che si erge dalla palude e la scritta “Olim palus (una volta palude)”, e dall’altro il Leone di Venezia, in posizione rovesciata e con la coda bassa, a simbolo del “veneto emigrante”.

Oggi la nostra sede sociale, (che dispone di segreteria, presidenza, biblioteca e sala riunioni), è nel centro storico della città, letteralmente a 20 metri da piazza dei Bonificatori (una volta piazza quadrata),  nucleo originario di Latina, precedentemente chiamata “Littoria”.

 

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